Non ci sono paragoni

-Anfami! Fatece entrà li mortacci vostra!

-Ahò, ancora che spignete?! Dovete daspettà. Dentro è pieno deggente…

-E perchè fori nu è pieno?

- Nun so problemi mia. Ve potevate svejà prima… E nun spignete! Annate ndietro, pefavore?

-Oh ancora chensiste questo… Ascortace n’attimo Chicco… Ce dovete da fa entrà in sto cazzo de negozio anacapito? Subbito.  Abbiamo perso i nostri giorni de lavoro pe venì qua! Abbiamo dormito su sti marciapiedi zozzi. Se semo fatti ore de traffico. Mò te ce fai entrà! Hai capito mò?!

-Perchè io nun sto a lavorà vè? Pe motivi de sicurezza nun ve posso fà entrà a tutti. Finita. E fateme npiacere, và dovete da smetté de spigne!

-Nun ce ne frega ncazzo, li mortacci tua, ma che nu o vedi quanti cazzo semo?! Ce devi da fà entrà ebbasta! Se stanno a comprà tutto gli altri, ma che ancora nai capito… Ce stanno a lascià e briciole… Te nun ce poi impedì de magnaccele.

La pressione della fila fa cadere una vetrina.

Questa è la storia di un ciclista che in una giornata di pioggia, mentre pedala e tiene l’ombrello con la mano destra, ringrazia il tassista che gli ha dato la precedenza con la mano sinistra, e cade.

Pronto?

Ore 14 e 15 minuti. Sento la suoneria del mio telefono. Sullo schermo “Numero sconosciuto”. Ho appena parlato con il Bar dell’angolo. Chiederà conferma dei panini. Attacco subito.

-T’ho detto due crudo e mozzarella e un caprese. Stavolta ricordati le gazzose…

-C’è una comunicazione per te. Vuoi ascoltarla?

Un robot dalla voce femminile comincia a interloquire gentilmente.

-Se sì premi “uno”.

Premo il tasto corrispondente al numero “uno”. Incalza.

-Per confermare la tua identità, digita le ultime due cifre dell’anno della tua nascita.

Premo i tasti corrispondenti ai numeri “otto” e “sei”.

-Il tuo codice pratica è “nove””zero””uno””quattro””sei”.

-Immagino ti stia divertendo vocetta molto simpatica, ma io ho da fare e…

Mi interrompe.

-Vuoi parlare con un operatore? Se sì premi “uno”.

-Certo che voglio parlare con un operatore. Passamelo subito e piantiamola con questa farsa.

Premo il tasto corrispondente al numero “uno”. Esordisce un uomo:

-Allora Signor Rossi, ha intenzione di pagare o no?

-Chi è scusi?

-Recupero crediti.

-Chi e per quale motivo…

-Signor Rossi, non ci perdiamo in chiacchere. Vuole pagare il suo debito o no?

-Ma quale debito scusi?

-Lei ha una vaga idea di quante persone come lei io ascolti fare i furbetti tutti i giorni?

-Ma come si permette, lei non mi conosce neanche!

-Signor Rossi, non si scaldi. Anche se insulta me o la mia famiglia, non mi interessa. Lei non mi conosce.

-Guardi che io non la ho insultata…

-Signor Rossi, non divaghi… Nella sua pratica vedo una serie di debiti insoluti. Lei ha solo venticinque anni. E’ questa per caso la sua professione?

Mi alzo in piedi con la cornetta incastrata tra guancia e spalla. Sbatto le mani sul tavolo. Urlo.

-Mi stia a sentire: tutto questo è assurdo! Non ho intenzione di stare qui ad ascoltare qualche sconosciuto che al telefono insinua fatti gravissimi sulla mia reputazione.

-Signor Rossi. Mi sembra di capire che Lei non voglia pagare. Non c’è nessun problema, procederemo ugualmente per vie “legali”.

-In che senso vie “legali”?

-Abita sempre allo stesso indirizzo?

Dillo falso. Dillo falso. Dillo falso. Dillo falso. Dillo falso. Dillo falso.  

-Non ricordo…

-Capisco. Allora arrivederci e tante care…

-No, aspetta! Come posso pagare?

Lo sapevo che sarebbe andato tutto per il verso giusto

Questa e’ la storia di un signore anziano che su un treno veloce, mentre schiaccia il pulsante per aprire la porta automatica che collega due vagoni, non riesce a passare con il suo carrellino prima che la porta si richiuda.

Domani è Lunedì

La palestra

-Buongiorno!

Deve alzare di poco la voce per parlare. La musica dance di sottofondo è abbastanza alta.

-Ciao! Dimmi tutto.

Ondeggiando un pò la testa a ritmo di musica, beve dalla cannuccia un bibitone rosso.

-Volevo avere qualche informazione sulla vostra palestra, perfavore.

-Si, certo. Mi devi dare Nome e Cognome.

-No, scusami, mi sono spiegato male.

Si mette sulle punte per avvicinarsi al bancone molto alto.

-Non mi voglio iscrivere vorrei solo avere qualche informazione sulla vostra palestra.

-Mi dovresti dare Nome e Cognome.

Ribeve guardando di lato e muovendo un pò la testa.

-Ugo Ghizzoni.

-Bene. U-go Ghiz-zo-ni. Ora numero di telefono.

-Come scusa?

-Numero di telefono. Per poterti contattare.

-Ma io non voglio dare il numero di telefono per avere delle informazioni.

-Ti spiego, questo è un Club… e senza numero di telefono non posso farti entrare. Queste sono le regole.

-Ma non avete un volantino?

-No.

-Ok. Va bene. 349 123456.

-Perfetto, grazie mille. Accomodati pure. Tra poco parlerai con uno dei nostri trainer. Primo tornello a sinistra.

Nella sala sei tavolini da bar. Una persona sola per ogni tavolino.

-Ciao! Benvenuto!

-Grazie ma non mi sono ancora iscritto. Volevo sapere i prezzi, perfavore.

-Nome e Cognome.

Mastica a bocca aperta la Big Babol ai frutti tropicali.

-Gli ho già dati al tuo collega all’ingresso.

-Ho bisogno di Nome e Cognome. Le regole.

-Ah già, le regole. Ugo Ghizzoni.

-U-go Ghiz-zo-ni. Ecco qua.

-Dicevamo i prezzi…

-Un attimo che finisco qui…

Scrive sul foglio appoggiato a una cartellina rigida.

-Numero di telefono.

Sguardo verso l’alto.

-349123456

-Ok. Dunque che cosa ti interessa: pilates, spinning, running…

-Volevo sapere i prezzi per gli ingressi.

-No, mi spiace. Facciamo solo abbonamenti.

-Quanto costa?

-Allora abbiamo due abbonamenti. Quello annuale e quello mensile. Se ti iscrivi oggi quello annuale costa la metà. Su quello mensile oggi non paghi l’iscrizione…

A questo punto la conversazione si interrompe. Il cliente ha buttato per terra il tavolino e ha cominciato a sbattere la sedia sugli specchi.

 

 

 

Ma va a cagher

Rettilinio. Leggera discesa. Continue prove per riuscire a pedalare senza tenere le mani sul manubrio. Grande senso di libertà.

Poi.

Poi lì davanti a me un taxi mette la freccia per girare a destra. Io transito sul lato destro della carreggiata. Si profila un conflitto. Se gira subito posso continuare dritto per la mia strada.

Succede che mentre sterza un’altra automibile si inserisce nella stessa via. A questo punto la mia speranza è compromessa. Ci cuole un piano.

Mentro penso al piano, il taxi svolta.

Il campanello della bici trilla baldanzoso. “Ma va a cagher” sento dire. Mi guardo attorno. L’ho detto io.

Un pò vergognandomi proseguo la pedalata amareggiato dal fatto di aver dovuto frenare e soprattutto di avere dovuto appoggiare le mani sul manubrio.

Mentre mi allontano: “Ma perchè devo andare a cagare?” dice il tassista tenendo il braccio destro teso sul punto più alto del volante e l’altro completamente fuori dalla portiera con le dita della mano racchiuse come un carciofo e con la testa leggermente inclinata in avanti.

Io mi fermo. Goccia fredda mi scorre la schiena. Il cagnolino della cliente mi abbaia dal sedile posteriore appannando il vetro.

Non ho una risposta sensata alla sua domanda. “Ho anche messo la freccia” dice. E’ vero, ha anche messo la freccia. “Bhe, potevi aspettare a girare…” sento dire. L’ho detto io. Di nuovo. “Potevi aspettare anche tu…” dice.

Insomma davanti a cotanta evidenza di quanto io avessi torto dico: “Si, ma io ho la bici”. In quel momento mi sono vergognato per avere infangato la reputazione di tutti i ciclisti del mondo.

Il taxi, ormai conscio del fatto di sprecare deprecabilmente il suo tempo, sgomma via. Si sente in lontananza “Ma cosa c’entra?!”.

La vita

Io penso che lo scorrere della vita sia come i canali della televisione.

Quando li hai visti tutti sono già cambiati.

Sotto casa




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