Monthly Archive for September, 2011

Domani è Lunedì

La palestra

-Buongiorno!

Deve alzare di poco la voce per parlare. La musica dance di sottofondo è abbastanza alta.

-Ciao! Dimmi tutto.

Ondeggiando un pò la testa a ritmo di musica, beve dalla cannuccia un bibitone rosso.

-Volevo avere qualche informazione sulla vostra palestra, perfavore.

-Si, certo. Mi devi dare Nome e Cognome.

-No, scusami, mi sono spiegato male.

Si mette sulle punte per avvicinarsi al bancone molto alto.

-Non mi voglio iscrivere vorrei solo avere qualche informazione sulla vostra palestra.

-Mi dovresti dare Nome e Cognome.

Ribeve guardando di lato e muovendo un pò la testa.

-Ugo Ghizzoni.

-Bene. U-go Ghiz-zo-ni. Ora numero di telefono.

-Come scusa?

-Numero di telefono. Per poterti contattare.

-Ma io non voglio dare il numero di telefono per avere delle informazioni.

-Ti spiego, questo è un Club… e senza numero di telefono non posso farti entrare. Queste sono le regole.

-Ma non avete un volantino?

-No.

-Ok. Va bene. 349 123456.

-Perfetto, grazie mille. Accomodati pure. Tra poco parlerai con uno dei nostri trainer. Primo tornello a sinistra.

Nella sala sei tavolini da bar. Una persona sola per ogni tavolino.

-Ciao! Benvenuto!

-Grazie ma non mi sono ancora iscritto. Volevo sapere i prezzi, perfavore.

-Nome e Cognome.

Mastica a bocca aperta la Big Babol ai frutti tropicali.

-Gli ho già dati al tuo collega all’ingresso.

-Ho bisogno di Nome e Cognome. Le regole.

-Ah già, le regole. Ugo Ghizzoni.

-U-go Ghiz-zo-ni. Ecco qua.

-Dicevamo i prezzi…

-Un attimo che finisco qui…

Scrive sul foglio appoggiato a una cartellina rigida.

-Numero di telefono.

Sguardo verso l’alto.

-349123456

-Ok. Dunque che cosa ti interessa: pilates, spinning, running…

-Volevo sapere i prezzi per gli ingressi.

-No, mi spiace. Facciamo solo abbonamenti.

-Quanto costa?

-Allora abbiamo due abbonamenti. Quello annuale e quello mensile. Se ti iscrivi oggi quello annuale costa la metà. Su quello mensile oggi non paghi l’iscrizione…

A questo punto la conversazione si interrompe. Il cliente ha buttato per terra il tavolino e ha cominciato a sbattere la sedia sugli specchi.

 

 

 

Ma va a cagher

Rettilinio. Leggera discesa. Continue prove per riuscire a pedalare senza tenere le mani sul manubrio. Grande senso di libertà.

Poi.

Poi lì davanti a me un taxi mette la freccia per girare a destra. Io transito sul lato destro della carreggiata. Si profila un conflitto. Se gira subito posso continuare dritto per la mia strada.

Succede che mentre sterza un’altra automibile si inserisce nella stessa via. A questo punto la mia speranza è compromessa. Ci cuole un piano.

Mentro penso al piano, il taxi svolta.

Il campanello della bici trilla baldanzoso. “Ma va a cagher” sento dire. Mi guardo attorno. L’ho detto io.

Un pò vergognandomi proseguo la pedalata amareggiato dal fatto di aver dovuto frenare e soprattutto di avere dovuto appoggiare le mani sul manubrio.

Mentre mi allontano: “Ma perchè devo andare a cagare?” dice il tassista tenendo il braccio destro teso sul punto più alto del volante e l’altro completamente fuori dalla portiera con le dita della mano racchiuse come un carciofo e con la testa leggermente inclinata in avanti.

Io mi fermo. Goccia fredda mi scorre la schiena. Il cagnolino della cliente mi abbaia dal sedile posteriore appannando il vetro.

Non ho una risposta sensata alla sua domanda. “Ho anche messo la freccia” dice. E’ vero, ha anche messo la freccia. “Bhe, potevi aspettare a girare…” sento dire. L’ho detto io. Di nuovo. “Potevi aspettare anche tu…” dice.

Insomma davanti a cotanta evidenza di quanto io avessi torto dico: “Si, ma io ho la bici”. In quel momento mi sono vergognato per avere infangato la reputazione di tutti i ciclisti del mondo.

Il taxi, ormai conscio del fatto di sprecare deprecabilmente il suo tempo, sgomma via. Si sente in lontananza “Ma cosa c’entra?!”.

La vita

Io penso che lo scorrere della vita sia come i canali della televisione.

Quando li hai visti tutti sono già cambiati.

Sotto casa




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