Un pomeriggio come tanti. Toc toc.
-Chi è?
Guardo dallo spioncino. Una ragazza si guarda i piedi roteando le anche. Un pò a destra, un pò a sinistra.
-Chi è?
-Uhm…
Tentenna. Si porta una ciocca di capelli dietro l’orecchio.
-Siamo dell’associazione “Regala un sorriso”…
-Ah. Mi dica pure.
-Le dispiacerebbe aprire la porta?
-Perchè?
-Volevamo parlarle…
All’aprirsi della porta un fresco rivolo d’aria entra in casa. La ragazza porta il piede destro accanto a quello sinistro e in modo composto sorride. Sotto al suo braccio una cartellina plastificata. Sulla copertina un bambino ride.
-Buonasera…
-Mi (sbadiglio) dica pure…
-Volevamo parlarle della nostra associazione. La conosce?
-No. Non mi sembra.
-Gliene posso parlare?
A quel punto si manifesta una lista mentale delle cose più interessanti che potrei fare. Testa a testa tra mangiare yogurt ai frutti di bosco e ascoltare la volontaria. Prevale la novità del pomeriggio. Vince la volontaria.
-Certo. Mi dica tutto.
-Ecco vede noi siamo un’associazione di medici che si occupa di operare tutti quei bambini nel mondo…
Dopo questa frase la mia mente è ormai lontana. Riesco a concentrarmi solo sul suo volto. Comincio a cercare di capire che cosa spinga una persona a diventare una volontaria.
-… e siamo qui per chiederle un aiuto.
-Si. Cosa posso fare?
-Ecco attraverso un piccolo contributo può aiutarci a aiutare tante persone.
-Si.
-In che senso si?
-Nel senso che voglio dare il mio contributo.
E’ stupita. Si guarda attorno alla ricerca del suo collega che probabilmente è al piano di sopra. Cerca il modulo. Scartabella il fascicolo. Non c’è.
-No, aspetti un’attimo. Non è possibile… Eccolo! Si eccolo, eccolo!
Mi porge il foglio. Poi una penna.
-Grazie. Grazie mille. Ecco il modulo. Perfetto. Basta una piccola firma qui. E un’altra qui.
-Allora a posto così?
-Penso proprio di si. Grazie ancora, a presto
-Grazie, arrivederci.
Chiudo la porta e sorridendo mi dirigo verso il frigo.
