-Sto salendo a casa, sono in ascensore… Guarda, ora sono veramente stanco… Ti richiamo domani che ora è tardi… Va bene, sì, va bene, ciao… ciao. Buonanotte.
Sbuffò. Come ogni sera, lesse il nome della ditta che si occupava della manutenzione dell’ascensore. Durante quei 12 secondi non c’era altro da leggere.
Si aprirono le porte. D’abitudine ne uscì e girò verso destra. Il suo pianerottolo. Pensava già al cuscino. La chiave da inserire era pronta in mano. La infilò nella serratura. Diede una prima mandata.
Uno starnuto mal trattenuto attirò la sua attenzione.
Proveniva esattamente da dietro di lui. Si fermò. Immobile.
-Ehm scusa, non volevo disturbarti.
Era la voce di uomo sconosciuto.
-Stavi entrando in casa, no? Continua pure.
Decise di voltarsi lentamente.
-No, ti consiglio di non guardarmi.
Non torse il collo. Non mosse un muscolo. Solo la mano cominciò a tremare forte.
-Ehi, stai tranquillo, non voglio farti del male, apri quella porta come fai tutte le sere, e vedrai che non succede niente.
Diede la seconda mandata. La serratura scattò e la porta si aprì.
-Ti spiace se entro?
Che fare.
Armi non ce n’erano. Aveva sempre pensato fosse qualcosa da beceri possedere delle armi.
Aveva la sua voce. Avrebbe potuto urlare. Tutti nel condominio lo avrebbero sentito. Non poteva però prevedere la reazione di quella persona alle sue spalle.
Rimaneva lo scontro fisico. Ma se quell’uomo fosse stato armato?
Non ci pensò più.
Andò a letto e si mise a dormire.



