Era una giornata come tante altre. Mi recavo a lavoro in metropolitana. Come altre migliaia di persone.
Il vagone era più vuoto del solito. Strano. C’erano addirittura alcuni posti a sedere.
La maggiorparte delle persone in metropolitana fa qualcosa. L’attività più diffusa è senza dubbio la lettura. Anche la pennichella però è molto praticata.
Io non leggo. Non dormo. Guardo.
Guardo le persone attorno. Quello che fanno. Ma non solo. Le pubblicità. Le luci. Le stazioni.
Il problema è che, ad un tratto, durante la mia attività di schedatura, mi sono imbattuto in un soggetto identico a me.
Dal capello alla punta delle scarpe. Uguali. Naso, mento, fronte, altezza, carnagione, vestiario, accessori. Non c’era dettaglio che mi portasse a pensare di sbagliarmi.
Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato il momento. Sì. Non ero affatto impaurito da quella visione. Era normale. Dopotutto si trattava solo di probabilità. Diciamocelo. Non è possibile che sei miliardi di persone siano tutte biologicamente diverse tra loro.
Era seduto di fronte a me. Stava leggendo un giornale. Strizzando un pò gli occhi e aggrottando la fronte, alzava lo sguardo periodicamente per controllare la stazione di transito.
Dovevo avvertirlo.
Cominciai a tossire. Speravo di farmi notare. Mi sarebbe bastato pochissimo ma non era facile farsi sentire in quel frastuono di binari e altoparlanti. Non mi udì.
Arrivammo in una stazione molto frequentata. Salirono e scesero dal vagone molte persone. Lo persi di vista.
Non potevo veramente perdonarmelo.
Mentre mi maledicevo per la timidezza, per la mancanza di coraggio e iniziativa, alla stazione successiva il vagone si svuotò completamente. Probabilmente era il capolinea.
Inaspettatemente era ancora lì.
-Ciao
-Ciao
-Siamo uguali.
-Sì. Pare proprio di sì.
-Anche tu te lo aspettavi vero?
-Diciamo che mi sentivo che un giorno ci saremo incontrati.
-Ti va di camminare?
-Certo, mi fa piacere.
Ci avviammo.
Immagino i pensieri dei passanti. Due gemelli siamesi! Due gocce d’acqua!
Il nostro discorso proseguì per un pò. Dopotutto non eravamo uguali in tutto e per tutto. Passioni. Esperienze. Carattere.
Decidemmo di separarci di comune accordo. Senza sapere i nostri nomi, scambiarci dei contatti. Quell’incontro sarebbe dovuto rimanere una brevissima parentesi delle nostre vite.
Mi recai dunque con un pò di ritardo al mio posto di lavoro.
Lo trovai lì, alla mia scrivania.



