Monthly Archive for November, 2010

Due

Era una giornata come tante altre. Mi recavo a lavoro in metropolitana. Come altre migliaia di persone.

Il vagone era più vuoto del solito. Strano. C’erano addirittura alcuni posti a sedere.

La maggiorparte delle persone in metropolitana fa qualcosa. L’attività più diffusa è senza dubbio la lettura. Anche la pennichella però è molto praticata.

Io non leggo. Non dormo. Guardo.

Guardo le persone attorno. Quello che fanno. Ma non solo. Le pubblicità. Le luci. Le stazioni.

Il problema è che, ad un tratto, durante la mia attività di schedatura, mi sono imbattuto in un soggetto identico a me.

Dal capello alla punta delle scarpe. Uguali. Naso, mento, fronte, altezza, carnagione, vestiario, accessori. Non c’era dettaglio che mi portasse a pensare di sbagliarmi.

Sapevo che prima o poi sarebbe arrivato il momento. Sì. Non ero affatto impaurito da quella visione. Era normale. Dopotutto si trattava solo di probabilità. Diciamocelo. Non è possibile che sei miliardi di persone siano tutte biologicamente diverse tra loro.

Era seduto di fronte a me. Stava leggendo un giornale. Strizzando un pò gli occhi e aggrottando la fronte, alzava lo sguardo periodicamente per controllare la stazione di transito.

Dovevo avvertirlo.

Cominciai a tossire. Speravo di farmi notare. Mi sarebbe bastato pochissimo ma non era facile farsi sentire in quel frastuono di binari e altoparlanti. Non mi udì.

Arrivammo in una stazione molto frequentata. Salirono e scesero dal vagone molte persone. Lo persi di vista.

Non potevo veramente perdonarmelo.

Mentre mi maledicevo per la timidezza, per la mancanza di coraggio e iniziativa, alla stazione successiva il vagone si svuotò completamente. Probabilmente era il capolinea.

Inaspettatemente era ancora lì.

-Ciao

-Ciao

-Siamo uguali.

-Sì. Pare proprio di sì.

-Anche tu te lo aspettavi vero?

-Diciamo che mi sentivo che un giorno ci saremo incontrati.

-Ti va di camminare?

-Certo, mi fa piacere.

Ci avviammo.

Immagino i pensieri dei passanti. Due gemelli siamesi! Due gocce d’acqua!

Il nostro discorso proseguì per un pò. Dopotutto non eravamo uguali in tutto e per tutto. Passioni. Esperienze. Carattere.

Decidemmo di separarci di comune accordo. Senza sapere i nostri nomi, scambiarci dei contatti. Quell’incontro sarebbe dovuto rimanere una brevissima parentesi delle nostre vite.

Mi recai dunque con un pò di ritardo al mio posto di lavoro.

Lo trovai lì, alla mia scrivania.

Milàn l’è un gran Milàn

Ciao.

Sono sul treno. Sto per arrivare a Milano. Sono sul treno più veloce di tutti.

La volete sapere una cosa strana? Io sono nato al Sud però sono di Milano. Non esistono più i milanesi. Voi credete ai minotauri? E allora non potete credere ai milanesi. I milanesi, Milano, sono Io, quelli come Io.

Manca mezz’ora prima di arrivare in stazione. Dai finestrini solo pianura. Niente strade, niente palazzi. Potrei stare seduto comodamente al mio posto ed aspettare di arrivare. Nel frattempo magari leggere, dormire, mangiare. Nel resto del mondo si fà così. Credo.

Però,

visto e considerato che Io sono (di) Milano e che il tempo è denaro,

preferisco cominciare a prepararmi per scendere.

Si, è vero, manca mezz’ora, lo so. Ma preferisco portarmi sempre avanti con il lavoro. E visto che sono nella carozza 6 mi avvio verso la fine della carrozza 12. Volete sapere perchè? Perchè la carrozza 12 è in testa al treno e quindi è più vicina all’uscita della stazione. E quindi più vicina al mio ufficio.

Magari pensate io non sia normale. Può darsi.

Ora scusate suona il telefono e qui alla fine della carrozza 12 c’è poco spazio per muovere il braccio e rispondere.

Cavalcare l’Onda

Non serve a niente.

Piove per tutti

A volte capita che piova.

Può piovere più o meno intensamente. Può fare più o meno freddo.

Quella sera pioveva molto e faceva molto freddo.

Io andavo in giro senza ombrello.

Girato l’angolo della strada, in fondo al marciapiede, un uomo e tre donne dall’aria straniera stavano immobili. Con i loro ombrelli sopra le teste, osservavano qualcosa nella strada perpendicolare. Il loro modo di osservare mi aveva certamente incuriosito.

Una volta arrivato accanto a loro, potevo vedere su cosa il loro sguardo si fosse soffermato.

Era un barbone.

Dormiva sopra uno di cui tombini che sputano fuori aria calda. Il problema era che questo barbone era in totale balia del maltempo. Pioggia e vento non gli permettevano di passare la nottata nel modo sperato.

Ma lui non faceva nulla. Era immobile. Passivo ad ogni condizione. Ci poteva essere qualsiasi cosa sotto quel cumulo di coperte.

Allora una delle donne, impietosita da questa visione, compiva un nobile gesto. Cercava con cura di sistemare il proprio ombrello in modo tale che questo barbone avesse quanto meno il capo coperto. Una volta sistemato, la piccola comitiva si avviava verso qualche destinazione.

Io ero rimasto lì a guardare. Avevo freddo. Ero bagnato.

Ho preso l’ombrello e sono andato a casa.

Io amo il Popolo

-Sei snob.

-Non è vero.

-Sì che è vero.

-No.

-Si.

-No.

-Si.

-Uffaa. Noo!

-Ma come noo?! Ti dai sempre tante arie per niente!

-Io!? Ma scherzo! Dai!

-Stai sempre lì ad aspettare la caduta di stile del prossimo.

-Non è affatto vero. Sono solo curioso e puntiglioso. Tutto qua.

-E come ci si veste. E come si parla. E come si mangia. Qualsiasi cosa ti va bene come scusa.

-La tua è solo invidia. Esistono delle regole. Non le ho inventate io. C’è qualcosa di male a rispettarle?

-Sai perchè fai così?

-No, non lo so, spiegamelo tu genio della lampada.

-Hai un bisogno atavico di sentirti migliore. Non riesci a procurartelo con le cose che fai e così hai bisogno di crearlo con la mente. Dovrai godere anche tu in qualche modo povera creatura.

-Stai sbagliando. Io sto benissimo così.

-Funziona in questo modo: tu fai il nome colto. Lo butti lì. Come un’esca. Lo conosci? Bene, promosso, altro giro altra corsa. No? Finito. Persona cancellata dalla lista. Ti senti meglio e vai con un’altra vittima daccapo.

-Mai successo. E comunque, anche se fosse, da quando in qua non si possono fare nomi mentre si parla? Siamo alla dittatura degli ignoranti?

-Sai quando soffri?

-Quando sento dire queste cazzate.

-No, quando vieni omologato. In realtà forse dipende anche dal tuo ceto sociale. Ti capisco. Se nasci ricco è difficile stufarsi degli agi ed è ancora più difficile volerli condividere con persone meno fortunate di te. E poi ti piace tanto dare giudizi. Superficiali. Inutili. Sterili. Gratuiti. Crudeli.

-Guarda che non hai capito proprio niente,

Io amo il Popolo!

Iao

Questa è una storia breve e molto semplice.

Praticamente… “NON SI INIZIA CON PRATICAMENTE!”

Ok, da capo.

Questa mattina sono andato in ufficio. Io in ufficio, quando fa freddo, ci vado con la giacca. A volte anche con il cappello. Oggi no. Avevo solo la giacca.

Quando arrivo in ufficio, uscendo dall’ascensore, mi tolgo la giacca e la tengo in mano. Lo faccio perchè penso che la giacca che indosso si abbini male con il completo. E non mi va di farmi vedere vestito male dai colleghi. Quindi la tengo in mano.

Quando poi arrivo alla mia postazione computer, però, la mia giacca non può più stare con me. Ci dobbiamo separare. In ufficio è usanza che tutte le giacche di tutte le persone stiano nello stesso armadio.

Io rispetto le usanze. Quindi metto la mia giacca, con un pò di rammarico perchè mi piacerebbe stesse sempre con me, nell’armadietto. Poi lo chiudo e vado alla mia postazione computer.

Mentro mi dirigo verso la postazione computer, incrocio una collega. La saluto. Lei è timida quindi: o non saluta, oppure fa “iao”. A voce molto bassa. Oggi mi ha detto “iao”. Poi è passata davanti all’armadio. Ha notato che l’anta non era perfettamente aderente al resto del mobile. Quindi ha chiuso l’anta. E poi mi ha detto da lontano:”E’ possibile chiudere bene l’armadio perfavore? Io lo chiudo sempre.”

Una volta che mi sono reso conto che ce l’aveva con me,

mi sono scusato.

Hal

-Buongiorno!

-Ciao…

-Tutto bene?

-Si grazie.

-Ti sono mancato?

-Non sai quanto…

-Mi inserisci la password perfavore? Sai, non si sa mai…

-Ecco qua.

-Benvenuto. Ti apro Browser e  Mail?

-Vai vai, apri pure. E’ da tanto tempo che ti devo dire una cosa: si può fare qualcosa per la musichetta? Non c’è bisogno che ogni volta che mi riconosci tu mi faccia delle feste.

-Ehm, purtroppo non ti posso lasciare configurare tutto. Mi sa che te la tieni.  -    – Come sfondo ti lascio questo bel paesaggio finto?

-Ti senti in colpa eh? Dai, non fa niente, sò che non è colpa tua. Comunque, per lo sfondo, cambialo. Oggi metti i tulipani. Mi sento felice.

MAIL

-Ciao Capo, hai 8 mail da leggere.

-Ok, vediamo…  -  -  Non è possibile. Mail, ti ho già detto cento volte che non voglio più vedere quello scocciatore di Spam.

-Scusami, ma lo sai che non è facile rompere con lui. Ci conosciamo da tanto e in fondo gli voglio bene. Comunque sto aspettando l’aggiornamento…

-Vabbè. E’ arrivata quella lettera che stavo aspettando?

-Mi sembra di no.

-In che senso ti sembra di no.

-Nel senso che è arrivata una lettera ma l’ho messa nella posta indesiderata. Mittente sconosciuto.

-Mail, ho un brutto presentimento.

-…

-E’ inutile che ti impalli, stronza!

BROWSER

-Ciao Capo, che facciamo oggi, solito giro su qualche sito d’informazione?

-Ma sì dai, perchè no. Mi raccomando segui i miei preferiti.

-Ok.   -  – Capo, stavo pensando, perchè non ti compri questa macchina?

-Sei scemo? Chiudi subito la finestra.

-E’ che ti vedevo un pò annoiato.

-Sì, un pò sì.

-Allora se vuoi possiamo giocare. Ho i miei giochi oppure possiamo andare in piazza a vedere se c’è qualche novità…

-Uhm, no, non mi va… Sai cosa avrei voglia di qualcosa di un pò più piccante…

-Non ci pensare neanche.

-Io voglio andare proprio lì.

-Siamo in ufficio, lo sai anche tu. Firewall non mi ti ci fa portare…

-Ma almeno prova…

-Niente da fare. Inoltre ti ricordo che da qui non posso neanche cancellare la cronologia…

-Che palle!

-Andiamo su Gazzetta così ti rilassi un pò?

Io ho un Blog

-Cioè, perchè vedi… sai… ecco insomma… io ho un blog.

-Maddai! Che figata! Come si chiama, che me lo segno?

-Lideale.me

-Un pò ambiziosetto eh?

-No, in realtà volevo giocare sul doppio sens-

-Con l’apostrofo o senza?

-Senza. Lideale.me

-E perchè .me?

-E’ del montenegro. Mi sembrava carino.

-Si, dai, non è male. Ma è solo tuo?

-Si.

-E ci scrivi il tuo nome o è anonimo?

-Anonimo.

-Che cagasotto…Ma, scusa se te lo chiedo, perchè hai un Blog? Voglio dire che ci scrivi? Pensi che ogni tua flatulenza mentale scoreggiata dal tuo cervello possa essere interessante per qualcuno?

-Mhhh, non so, ci scrivo un pò quello che mi passa per la testa. Magari scrivo un racconto, qualcosa che faccia ridere… Segnalo dei video o altre cose che trovo su Internet. A volte mi diverto anche.

-Scusa la domanda diretta, ma è seguito il tuo blog?

-Bhè dipende cosa intendi per seguito…

-Quante visite hai al giorno?

-Dipende…

-Quante visite hai al giorno?

-Ma scusa che importa, la cosa importante è che io mi diverta…

-Quante cazzo di visite hai al giorno?

-Una ventina. Però, per essere sincero, devo dire che secondo me, mia madre e la mia ragazza ne fanno almeno una quindicina da sole.

-Ah ah ah. Ma scusa allora perchè non te lo pubblicizzi sto minchia di blog! Fatti un bel profilo Facebook! Twitter! Friendfeed! Ce ne sono quanti ne vuoi!

-Non voglio. Non capisco perchè dovrei farlo. Voglio essere completamente libero di scrivere quello che mi pare. Meno responsabilità, più rilassatezza.

-Come perchè dovresti farlo? Ti farebbe piacere o no se le tue minchiate le leggessero più persone di tua madre e della tua ragazza? Ti farebbe piacere o no essere considerato autorevole/intelligente/simpatico/originale/poliedrico o anche solo un aggettivo positivo qualsiasi da molte persone? Poi magari diventi famoso!

-Non so, c’è qualcosa di squallido. Non voglio sottostare a queste regole para-economiche di mercato quando l’unica cosa bella è che lo scopo non è guadagnarci sopra. In nessun modo. Bello o brutto che sia, non importa. Quello che scrivi sta lì. Tutto qui.

-Se non ho capito male mi stai dicendo che non ti interessa il giudizio degli altri. Che non ti interessa sapere se sei in grado di avere successo oppure no.

-Forse è cos-

-Stronzate!

-Va bene. E’ chiaro che mi interessa, però ecco magari dicendolo solo a pochi, ho un bel paracadute. Sai l’ho detto a poche persone, ci scrivo raramente, e bla bla bla e bla bla bla.

-Ti piacerebbe. Forse è così, ma solo in parte. La verità è che tu lo fai sapere in giro col contagocce,questo si… Però lo dici! Ed questo l’importante! Io ti ho capito. Sei talmente merda che il tuo sognetto da bimbominchia è quello della televisione americana più qualunquista e miserabile. “Oh toh, guarda che bel blog anonimo, chissà chi è che lo scrive. Ho proprio voglia di fargli fare un libro a questo qui!”.

-Non è vero. Non è così.

-Ah si, eh? Ed allora dimmi un pò, come fai a sapere che hai una ventina di visite giornaliere?

-Lo guardo nelle statistiche del Blog…

-Ogni quanto lo guardi?

-Non so, non ricordo…

-Ogni quanto lo guardi?

-Mah,  non saprei…

-Ogni quanto cazzo lo guardi?

-Tutti i giorni. Più volte al giorno.




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