Monthly Archive for October, 2010

Una fiaba

C’era una volta, tanto tempo fa, un signore.

Direte, ma chi se ne importa di un signore! Fate attenzione vi dico, perchè non era un signore qualsiasi.

Egli lavorava senza sosta. Notte e giorno. Giorno e notte. Ogni lavoro. In ogni condizione. Tutti i giorni della sua vita. Senza pausa e senza interruzione. Era diventato così, il più un gran lavoratore di tutti!

Tanto lavorava questo signore, che non esisteva nel suo paese nessuno ricco come lui. Ogni giorno diventava ancora più ricco. Ormai era il più ricco. Qualsiasi suo desiderio, solo volendolo, sarebbe potuto essere stato esaudito.

Tutti si aspettavano che da un giorno all’altro il signore smettesse di lavorare per godersi quel mare di soldi. Ma lui non smetteva mai. E bisognava anche capirlo.

Questo signore era solo. Completamente solo. Non aveva nessuno. Moglie. Figli. Amici. Nessuno. In realtà, forse senza rendersene neanche conto, soffriva molto per questo. Cercava allora ininterrottamente di colmare questa mancanza dentro di lui. Ma non sapeva come fare. Si arrangiò.

Decise dunque di comprare l’amicizia. Fu facile. Bastò mettere in giro alcuni annunci. Con tutti i suoi soldi poteva avere quanti amici voleva. Infatti fu presto detto. Un sacco di persone accorsero per rispondere. Ogni giorno parlava con cento amici che dicevano di volergli bene, di stimarlo, come un amico appunto. Ovviamente nessuno di loro era sincero. Il signore lo sapeva. Ma non si diede pervinto.

Decise allora di comprare l’amore. Fu ancora più facile. Migliaia di donne di tutte le età si offrivano a lui. Tutte volevano stare con l’uomo più ricco. Certo non le disdegnava. Se avesse potuto le avrebbe strette tutte in un solo abbraccio, tanto era il suo desiderio di amare. Ma purtroppo non era amato.

Poco male. Pensava. Gli rimaneva sempre il suo lavoro.

Fu così che un giorno sentì bussare alla porta. Guardò dallo spioncino. Un brivido gli attraversò la schiena.

La Morte aveva bussato.

Lesto, prese del trucco e se lo mise in faccia. Una volta apparso ringiovanito aprì.

La Morte guardandolo pensò di essersi sbagliata. Si scusò per il disturbo e se ne andò.

Il giorno dopo la Morte bussò ancora alla porta del signore. Lui aprì tutto truccato e lei si dovette scusare un’altra volta.

Il tempo però passava inesorabile ed ormai era sempre più difficile apparire più giovane. Il suo lavoro era diventato quello di apparire più giovane di quanto fosse.

Era diventato tanto decrepito che non bastò un giorno intero per farlo apparire come voleva.

La Morte bussò alla sua porta. Lui aprì così com’era,

e la ringraziò.

Rosso Pomodoro

-Allora che vi porto? Due belle pizze col prosciutto? (con accento marcatamente campano)

-No grazie, una Margherita e una Margherita con la bufala.

-Ce le mettiamo sopra due belle fette di prosciutto?

-No. Va bene così. -Io sono vegetariano.

-Ma com prima dici che fai peccati di gola e poi nun mang la carn? Guarda che qui a Londr pensano male se gli dici che fai peccati di gola…

Non so per quale motivo, ma a questa battuta reagisco con un mezzo sorriso imbarazzato.

-Allora due pizze e due birre?

-No, una bottiglia d’acqua naturale. E una birra.

-Allora due pizze e due bottiglie d’acqua naturale e una birra.

-No, una bottiglia d’acqua naturale.

Arrivano le pizze e la bottiglia d’acqua naturale. Niente birra.

Arriva un’amica.

-Ah, ma nun m’avevate dett c’arrivava n’amic vostr. Bhè, meglio così. Che gli portiamo alla signorina?

-Una Margherita con bufala.

-Perfetto… Ma lo sapete che prima ai tuoi due amic, gliho riconosciuti subbito ch’erano italiani. Quest era facile, l’altro era più difficile pecchè teneva a barba. Ma statte attient cu la barba che qua te scambiano pe un’arabbo e te sparano!

-AH , ah ah, ma che gentile..

Sorriso accennato..

-Grazie del consiglio..

Per puro dovere di cronaca: le pizze sono buone. A piatti vuoti si presenta il nostro amico.

-Ve lo volete schiantàre nu doce?

-Ehm…

Sguardo di intesa tra commensali

-No grazie, siamo a posto. Ci porti il conto per favore?

-Come no! Arriva subbito!

-Ecco qua ragazz.

Lascia il conto. Si allontana, va a servire un altro tavolo, dopo poco torna. Lo scontrino indica un totale di 33,73 £. Sul piattino vengono depositati 40£. Li mette in tasca.

-O ma sapete che prima e’ntrat uno ca’carruzzella e ma’chiest: e ce l’avete sta pasta qua… e come lo fate sto dolce qua… poi m’ha chiest unpoc de spich e sennennàt. Ma io dico, ma come io mi sveglio e vado a lavoràre, ma pecchè manco lui può ann’à’lavorà?

Durante questo intermezzo smaneggia dentro un borsello come se non trovasse la banconota giusta.

-Sentite ma qui che facc, ve lo do questo resto?

Gioco a fare le pieghe con il tovagliolo.

-Ma allora ve lo do o no questo resto?

Chiede insistente.

Non credevo dicesse sul serio. Rispondo.

-Direi di sì.

-Quanto faccio?

-Bhè, fai 5 £.

-Ah nò, perchè non si sa mai cosa può succedere fino alla fine della strada…

Dopo questa battuta (?), al contrario delle aspettative, mette sul piattino 2,27 £. Sguardo di sconcerto misto ad imbarazzo mentre lui continua a ravanere in questo borsellino.

-No, perchè sapete, io sono di Ischia. E allora a Ischia c’era nu poveracc che nun’tenev le gamb, e andava in gire per le strade a chiedere i sold. Pòi quann’è muort si è scopert che quell’ teneva nu Milione d’euro! Allora sai che m’ha dit mio padr: Mozzamele ste gamb!

Questa è una storia, tristemente, realmente accaduta e credetemi lascia veramente l’amaro in bocca. Perchè purtroppo non c’è solo maleducazione, ma c’è anche un tentativo (ottimamente riusciuto) di metterla in quel posto al prossimo. Ed io ho sbagliato. Perchè l’ho lasciato fare. Non gli ho chiesto di darmi il resto per intero. Gli ho fatto raccontare tutte le sue cazzate. Perchè lì per lì ti dici, ma sì chi se ne frega per 3 £… Invece no. Ho sbagliato ed è intollerabile subire un abuso del genere. E purtoppo ho pensato che a Londra non mi è mai capitato niente di simile. Ed ho anche pensato che il mio lasciar correre è grave quasi quanto il suo gesto. Sinceramente non faccio fatica a vedere un parallelismo, con le dovute e necessarie distinzioni, tra la situazione descritta e quello che è un meccanismo diffusissimo in Italia.

Ma chi ha più voglia di tornarci?

Welcome

The Social Network

E’ un film sulla natura umana. Indaga attraverso vari aspetti quali sono i meccanismi dell’emotività.

Perchè il successo di questo social network.

In ogni individuo esiste una sorta di avidità di informazioni. Più le informazioni sono personali e intime e più esse acquisiscono valore. Esiste un’ambizione in ogni benedetta anima a vivere una vita speciale, a fare vedere agli altri che la propria vita c’è. E si può sentire, si può vedere. Basta solo darle lo strumento adatto. FB.

I messaggi positivi

1 Il migliore lavoro è quello che ancora deve essere inventato.

2 Si può sempre migliorare ciò che già esiste.

Il messaggi negativo

1 Può succedere che l’avarizia, l’egoismo, prevalgano sul tutto il resto.

Perchè nasce FB. Qual’è la molla nella testa del fondatore.

Dimostrare di valere. Forzare sistemi informatici. Essere il pilastro che sorregge le relazioni di tutti gli altri. Magari anche a scapito dell’amicizia, del rispetto della parola data, dell’amore. Il protagonista è uno. Ma è un simbolo. E’ ognuno di noi.

Ora che avete le ali…

Lavoro

“Mi piace il lavoro, mi affascina. Potrei stare ore ad osservarlo…”     Jerome Klapka Jerome

Sintel

Sono vivo?

Almeno così sembra.

Il cuore batte. Ho fame. Ho voglia di guardare la televisione. Tutti i sintomi vitali ci sono dunque.

Però questo per vivere non basta.

Ho capito che vivere consiste nel ricercare ciò che ti emoziona.

UPDATE: mentre scrivevo quest’opera letteraria, è entrato il Capo nella stanza. Leggendo il titolo mi ha detto che anche lui si pone spesso questa domanda.

Confessioni di un calciatore amatoriale

Io non riesco più a rimanere in silenzio. Il mondo deve sapere.

Nonostante sia l’unico argomento di discussione tra miliardi di persone, i media tradizionali tacciono al riguardo. Per me è troppo. Intere relazioni che durano per anni sono basate solo sui fatti che accadono in un rettangolo verde. A volte sintetico. Sulla intesa delle giocate.

Molti parlano delle tematiche attinenti alle droghe, cose così. Non hanno capito una mazza.

Sto parlando di una piaga sociale enormemente diffusa. Sto parlando di un ciclone che sgretola interi nuclei famigliari. Non consente relazioni amorose. Stupra il tempo libero. Crea, quando va bene, infiniti acciacchi fisici. Produce migliaia di colluttazioni.

Ci passano tutti. C’è chi riesce ad uscirne, a tornare ad una vita normale, fatta di musei e gite fuori porta e chi no.

Io no.

E’ un tabù. Tutti lo fanno, nessuno ne parla. Non fidatevi di chi vi dice: “il calcio? a me non interessa”. Probabilmente sta cercando di curarsi; egli in realtà mente. Aiutatelo, sicuramente è in difficoltà.

Nessuno può farne a meno. Nessuno.

Funziona così: ci si vede una volta a settimana. L’appuntamento è figlio di una contrattazione collettiva telematica che di solito dura una settimana intera. I più organizzati praticano il rito del torneo; quelli meno praticano il rito dell’ “amichevole”. A 5, a 7, a 11. Non importa.

Il ceto sociale di appartenenza non conta assolutamente nulla. Esso determina solo la qualità del terreno dove avverrà il rito.

L’età non conta assolutamente nulla. Essa determina solo la durata del rito.

Il sacerdote della celebrazione è l’arbitro. Egli è sia sacerdote, sia vittima sacrificale. Infatti durante la funzione è consentito sfogarsi dei propri malesseri con lui.

Con il fischio di inizio si avviano le danze. I partecipanti che durante la settimana si sono caricati di frustrazioni personali e video calcistici, moviole, commenti, classifiche, durante il rito fondono tutto questo nelle proprie giocate.

E’ questa quindi una perfetta cartina di tornasole per valutare la propria settimana. Se cerchi la giocata, se fai fallacci, se sbagli il rigore. Non viene deciso lì al momento, lo si stabilisce durante la settimana.

Io sono ad uno stato grave. Per me la settimana è in funzione della domenica pomeriggio. L’armadio può essere in subbuglio, l’importante è che la divisa della squadra sia pulita in ordine sulla sua gruccia. Durante la partita i miei compagni di squadra (perfetti sconosciuti il più delle volte) sono fratelli. Sono pronto a difenderli anche con la forza se necessario. La vittoria o la sconfitta della mia squadra, sono i fattori fondamentali del mio umore per tutta la settimana. Se salta il turno settimanale ho bisogno di giocare alla playstation per limitare i danni.

Insomma, partitella?

Una montagna di ecoballe




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