Monthly Archive for September, 2010

Uccelli noti

IIIIuuuuuuuUUUUUUU

Ecco, ora vorrei sapere dove cazzo siete.

Siete sempre lì: e Skype e Msn e Facebook e Twitter e Talk e Yahoo.

Ma no, dai scusaci, sai com’è, è sabato sera. E’ consuetudine mondiale che tutti noi tuoi amici networkosi usciamo per strada. Nella vita vera. Poi da domani torniamo tutti.

Io penso non sia una giustificazione il sabato sera.

Non me ne frega un bene amato cazzo che siete tutti ad ingolfarvi di birra o sostanze stupefacenti. E non me ne frega uno stracazzo quando siete on-line. Visibili o invisibili.

Il punto è che anche qui è sabato sera e non c’è nessuno stronzo con cui chattare! Io ho bisogno di chattare ora! Non il martedì sera dopo la palestra. Non è possibile che non ci sia nessuno!

IIIIuuuuuuuUUUUUUU

Prendo i gelati

Piove. Veramente di brutto.

Una fitta. Fame. Ma piove! Fame. Almeno portati un’ombrello! No problem. L’ombrello ormai è out. Basta camminare costeggiando i palazzi. Molto più smart, baby.

Detto fatto. Sei fuori. Destinazione cibo. Altra parte della strada.

Piove. Veramente di brutto. Vai Vai Vai! Corsetta soave e agile tra i taxi e le pozzanghere. Infilata nel negozio. C’è addirittura qualcosa di fermamente vitale nel trovare un rifugio dopo essere uscito parzialmente bagnato da un’acquazzone.

Comunque. Prima parte del piano effettuata con successo. Gloriosa Magnata. Forse anche eccessiva. Leggera sensazione di stordimento. Dopotutto gradevole. Continua a piovere. Bisogna rientrare. Stesso piano. Affacciatina veloce per guardare eventuali ostacoli e via!

Sul mio stesso marciapiede un robusto, direi enorme, uomo va in giro con una specie di ombrellone da mare per la pioggia. Accanto a lui una ragazza avvenente in minigonna. Sorridono tra di loro. Sembrano divertiti da questa varibile del loro sereno tragitto. L’acqua per terra. Nessun fastidio ovviamente.

Il marciapiede si stringe e ci troviamo a dovere passare accanto. Io attaccato al muro, loro spavaldi in mezzo. Chiaccherano, scherzano, ridono… Spatapam! Mi arriva in faccia una legnata, esattamente al bordo dell’occhio. Totalmente inaspettato. Un’asta del suo maledetto ombrellone ha deciso di mettersi alla prova con me. Ha vinto ovviamente.

Emetto un lamento gutturale ondivago ma profondo. Una sorta di ooooeeeyyy a mò di rimprovero, con una mano che mi copre l’occhio, mentre la pioggia sta vincendo la sua gara con me.

L’omone si gira, mi guarda, si guarda con la ragazza. Insieme, continuando a camminare, emettono una di quelle risatine che si cerca di trattenere ma solo per ridere ancora di più. Proseguono nel loro cammino. Da lontano, sghignazzando: “Sorry!”.

A questo punto resto immobile sotto la pioggia tenendomi l’occhio ferito con una mano. Mi immagino come in film, l’inquadratura che parte da me e si solleva verso l’alto come un uccello. Io al centro dell’inquadratura. Bagnato.

Piove. Veramente di brutto.

Mozzarella, sei mia.

Apri il frigo. Il latte è yogurt. L’insalata si è decomposta. Urge rifornimento.

Vai al supermercato. E’ chiuso. Noooooo

Ansia.

Apre tra un quarto d’ora. Il sollievo è impagabile. All’inizio sembra di poter resistere a cotanta attesa. Telefonino, immaginazione e il tempo passa. Ecco poi se quella nuvola si fa da parte… Invece comincio a preoccuparmi. Fuori l’ingresso si comincia a raggrumare una piccola folla. Mano a mano sempre più grande. Mentre arrivano gli impiegati del Super Mercato, le persone provano a seguirli. Deve intervenire la sicurezza per fare da scudo. Mancano cinque minuti e le porte sono assiepate. Ci si continua chiedere quanto tempo manchi. Ho fame. Devo riuscere a prendermi il mio cibo. Pensano tutti a questo. La cordialità comincia a essere messa da parte. Si sgomita. Si cerca di procacciarsi il posto migliore. Non si sa mai. Può finire il cibo.

Un minuto all’apertura. Ahia maledizione, non spingere! Ehi, stai attento! La signora con le stampelle è riuscita ad entrare, probabilmente ha trovato un passaggio segreto. Si siede all’interno. Sempre andare bene a tutti, ha le stampelle, non dovrebbe essere un nemico temibile. Ok, per noi puoi stare dentro.

No, no. Arriva la sicurezza. Non puoi stare qui signora, mi spiace. Trenta seconda prima dell’apertura la signora con le stampelle viene fatta uscire. Bentornata tra i tuoi simili. Ora beccati questo. La faccia è contro il vetro, pressata dalla folla.

Il ticchettio delle lancette comincia a essere insopportabile. Si aspetta solo il colpo di pistola… Pam! Aperta una porta laterale. Qualcuno se n’è accorto. Partita la gara. Prima tappa accaparrarsi il cestino della spesa. Sono ottavo. Preso!

Banco latticini. Troppo tardi. Niente latte. Forse ho ancora qualche speranza per la mozzarella. Eccole lì, nascoste in basso. Mozzarella, sei mia.

Copia e Incolla

Sono cattivo?

Senti, io non c’ho tempo da perdere, ci manca solo che sto qui a pensare quello che dici tu. Fai così, dai retta a me, trova un pezzo di carta che dica quello che ci serve e portamelo. Sono cattivo?

No, cattivo no.

L’alito

Le scarpe con i brillantini. Il pass elettronico. Il take-away. L’opposizione. Il fantacalcio. Il caffè. La fotocopiatrice. La pioggia. La metropolitana. La giacca e la cravatta. Il calcetto. Gli occhiali. Il computer. I libri. I blog(s). Il telefono. Gheddafi. Il cielo. L’ascensore. La carta di credito. Il deposito. Abberlusconi. Il futuro. L’alito.

Ehi

Ehi, ma tu non mangi mai?

No, preferisco nutrirmi di emozioni.

La sicurezza della fila

E’ successa una cosa strana, molto.

Capita spesso che nelle scelte di tutti i giorni ci si faccia influenzare dalle situazioni.

Capita spesso di dovere decidere dove magiare. In linea di principio si avvia una comunicazione stomaco-cervello.

Avrei voglia di qualcosa di leggero, sono affaticato. Però che sia sostanzioso, ho molta fame!

Mi spiace quello che vuoi tu costa troppo.

Tirchio. Non so te cosa pensi servano i soldi. Propongo dunque insalatina.

Va bene si può fare.

Dopo il dibattito si sa cosa si vuole mangiare. Di solito cosa succede: vai nel posto prescelto e speri. Hai fatto il calcolo: giorno della settimana, orario, moda del momento, ultima visita effettuata. Insomma si fa di tutto per evitarla.

La fila.

Oggi c’era una fila lunghissima. L’ insalatina va sudata. Solitamente il cervello si sarebbe ribellato.

Ragazzi mi spiace, ho toppato il calcolo. Qualcosa è andato storto. Piano B. Non possiamo stare qui fermi come sedani. E’ un insulto a noi stessi, al nostro tempo. E’ pieno di altri posti. Ci sono anche i cracker pronti in tasca, su, andiamo!

Invece mi sono fermato l’ho guardata e dopo qualche esitazione, via in fondo. Ultimo.

Ehi dico, stai scherzando vero? Io non ho intenzione di stare qui ancora un minuto di più!

Mi è proprio piaciuto. Mi sono guardato attorno. Eravamo tutti uguali. Tutti soli, con la propria porzione. Una musica scoppiettante di sottofondo. In quel momento avevo la certezza di fare la cosa giusta.

Se lo fanno tutti un motivo ci sarà, mi sono detto.




Aggregato su SocialBlog