Monthly Archive for August, 2010

Trattato sulle discoteche (3)

Cari amici e colleghi studiosi, ecco il terzo attesissimo capitolo del Trattato sulle Discoteche.

Questo approfondimento, della sempre più intricata materia, avrà ad oggetto lo studio del Carnevale di Notting Hill, Londra.

Capitolo 3

“Il ballo all’aperto”

La condivisione come arma contro l’inibizione

Cari colleghi, anche voi in quanto studiosi, avrete sicuramente fatto i conti con il concetto di “normalità”. Non dico nulla di nuovo se affermo che la normalità non ha niente a che fare con la razionalità o la logica. Non ci stupiamo quindi se per abitudine e per convenzione, è “normale” che il sabato sera si vada a ballare in una discoteca. Un locale chiuso munito di bar alcolico, casse e luci. Di solito munito anche di strobosfera.

La dottrina ha sempre sostenuto che l’ambiente della discoteca sia il maggiore responsabile della spregiudicatezza degli atteggiamenti esasperati dei suoi utenti. Questo è vero. Senza dubbio.

Con questo capitolo voglio vestire i panni di Copernico.

Partiamo da un esempio.

Ebbene, cosa succederebbe se invitassi uno solo di voi, singolarmente, in un quartiere residenziale a ballare in pieno giorno, a ritmi sud-americani, in costume da bagno, in mezzo alla strada, a Londra? Probabilmente e comprensibilmente vi chiedereste quala stramba pozione io abbia ingerito, durante la mia sessione mattutina di studio in laboratorio.

Il vostro attivissimo senso del pudore, soprattutto senza aiutino, non vi permetterebbe mai di mettere a repentaglio la vostra immagine. Giusto così.

E se invece io organizzassi un corteo composto da decine di camion, che ininterrottamente si susseguissero sullo stesso quadrilatero, riempiti di musicisti e deejay, seguiti da centinaia di ballerine/i in abiti folcloristici?

Ecco probabilmente seguireste il carro che più vi aggrada imitando le movenze del ballerino/a preferito/a sorseggiando una bevanda alcolica. Il vostro attivissimo senso del pudore sarebbe annientato dai vostri compagni di avventura.

L’ambiente aiuta certamente, ma non è fondamentale.

E’ per questo motivo, cari colleghi, che voglio sostenere, attraverso questo illuminante capitolo, che la condivisione di un avvenimento, qualsiasi esso sia, fa tanto più calare le inibizioni del soggetto quanto più l’evento è partecipato.

Solo a partire da questa tesi è giustificabile il Carnevale di Notting Hill.

London

Ecco, più o meno così tutti i giorni.

Copa Mundial

Domani devi giocare a calcio. In Inghilterra. A 11, roba seria. Esordio assoluto. Battesimo. Niente sconti.

Non hai gli scarpini. Non va poi così male, pensi tra te e te. Se ne comprano di nuovi ed il problema è risolto.

Magari.

Cominciano a proporsi alcuni ostacoli. La partita di domani è sul sintetico. Problema. Il resto della stagione, invece, ti accoglierà un vasto e morbido manto erboso. La tipologia di campo sintetico impone, pena l’incolumità delle caviglie, una scarpa senza tacchetti. O meglio una scarpa che ti faccia avere la pianta del piede poggiata sul terreno. Questo per motivi che i miei lettori sicuramente avranno già compreso.

Non lo hai mai fatto. Lo hai sempre sognato. Non è fare l’amore, è giocare a calcio a 11 sull’erba con le scarpe munite di tacchetti.

Si pone già una questione di non facile risoluzione. Comprare due paia di scarpe? Uno per il sintetico, uno per l’erba? A questi interrogativi così importanti non si risponde da soli. Faccio un paio di telefonate. Rifletto. Mi consulto con vari esperti. Sì, direi che per una sola partita non ha senso. A questo punto la soluzione si profila. Ci vuole una scarpa che sia pensata per l’erba, ma che comunque, sporadicamente, sul sintetico ti faccia sentire in sicurezza durante le tue avventurose e fantasmogoriche serpentine sulla fascia.

Bene, problema risolto. Vado dentro al negozio, prendo la scarpa che mi piace di più, pago, ed esco.

No. Proprio no. Entro nell’esercizio commerciale, e fin qua ci siamo, e comincio a cercare la mia scarpa. Ho tre modelli davanti.

Scarpino marca Umbro. Molto economico: 15 Pounds. Tacchetti molto alti. Modello pressochè sconosciuto. Nero. Non brutto, neanchè bello.

Scarpino marca Nike. Abbordabile: 32 Pounds. Tacchetti giusti. Modello molto recente futurista. Necessario specificare il colore: celestino confetto.

Scarpino marca Adidas. Una fucilata: 64 Pounds. La storia del calcio. La scarpa per eccellenza. Ah, ah, ah, molto divertente. Non mi fregate. Stronzi.

A questo punto comincia un viaggio terribile nella psiche umana. Soprattutto nella mia. Rifletti. Rifletti cazzo, smettila di guardarle non puoi comprarle sono troppo care, è una follia.

Oh! Concentrato. Allora, bhè, facile. Prendo la buona e vecchia scarpa Umbro. Modello Inglese, economico, sobrio. Gioco pure in difesa. Non sta a me fare il fenomeno. Costano anche meno. Ottimo, le provo. Bhè, però, sono veramente alte. Il piede non calza perfettamente. Diciamocelo. Queste sono scarpe da giocatore modesto. Forse lo sono, però non voglio esserlo.

Non è che domani rischio una storta? Sarebbe veramente stupido farsi male per una sciocchezza così…

Vabbè, vediamo sta Nike. Molto comoda. Veramente ideale per me. Ambiziosa. Fa proprio al caso mio… Domani faccio un pò di attenzione e… ai piedi ho le scarpe più brutte di sempre. Ma poi che senso ha avere le scarpe azzurre? Chi sono un’astronave? Devo espiare qualche peccato io? Probabilmente sì. Facciamo che non è questo il momento.

Sono indeciso.Umbro o Nike? Umbro o Nike? Mentre penso a questo, delle immagini nitidissime. Pam!

Franz Beckenbauer. Al mondiale del 1978. Franz, lasciami in pace! Non voglio sapere che scarpe avevi!

Ancora. Pam!

Lo Zio Bergomi. Guarda come lo controlla bene quel Tango nel 98. Pam!

Si sente bene signore? Mi viene chiesto mentre barcollo… Si, si, grazie. Dai sù, piglia ste cazzo di Umbro. Dico ma ci stai anche a pensare? Costano niente. Fanno al caso tuo. Non fai il calciatore! Ma veramente ti fai così abbindolare dal marketing? Sono tutte uguali ste scarpe… E’ immorale spendere quella cifra per delle scarpe da calcio.

Una parte ragionevole di me che parla ad un’altra completamente stordita. Frastornata. Parole vuote. Pam!

Ci sono dei momenti in cui senti la vita scorrerti dentro.

Copa Mundial.

Mr Fagiolo

Ore 7:00. Sveglia.

Ore 7:15. Viaggetto in bagno. Tappare il lavandino e trovare giusta combinazione acqua calda-fredda. Sì, sono in due rubinetti diversi. Occhio a non bagnare la moquette che se si bagna fa la muffa.

Ore 7:30. Colazione. Burro salato con qualche fetta di pane. Uova strapazzate. Succo di arancia.

Ore 7:45. Vestizione. Camicia rosa con cravetta viola a righe diagonali. Scarpe e pantaloni neri. Gel.

Ore 8:00. Trasporto. Accodamento, con altri lavoratori sfatti, alla fermata del bas. Scorrimento carta Oyster sul lettore. Luce verde. Prossimo!

Ore 8:15. Ingresso in metropolitana. Se di fretta possibilità corsetta su corsia sinistra della scala mobile. Altrimenti immobile sulla destra. Come richiesto.

Ore 8:45. Durante la metropolitana. Pensiero rivolto alla Regina. Cosa starà facendo adesso? Riprendere lettura del giornale.

Ore 9:15. Uscita dalla metropolitana. Farsi trasportare dalla folla. Andrà sicuramente verso l’uscita.

Ore 9:30. Ingresso in ufficio. Scorrere carta magnetica sul lettore. “Good morning!”. Non sembra ma fa piacere sentirselo dire.

Dalle ore 9:45 alle ore 12:45. Postazione Computer. Facebook.

Ore 13:00. Lunch. Possibilità offerte dalla Sity. “EAT.” “Pret a manger” “Costa” “Caffè Nero”. Quindi Sandwich e Smoothie. Chiaccherata di lavoro con colleghi.

Dalle ore 14:oo alle 17:00. Postazione computer. Twitter e sito della propria squadra del cuore. Di solito Chelsea F.C. La più ricca.

Ore 18:00. Uscita dall’ufficio. Pub. Birra. Allentare leggermente il nodo della cravatta. Sbottonare il primo bottone della camicia.

Ore 18:30. Ingresso in metropolitana. Posizionare grosse cuffie sulle orecchie. Ascoltare musica stordente. Nel frattempo giocchicchiare con il proprio palmare.

Ore 20:00. Cena. Patate.

Ore 21:00. Televisione.

Ore 22:00. Buonanotte.

Tagli

Vorrei segnalare una grave ingiustizia della storia recente ai danni del cane di Kafka. l’essere canino – potete vederlo qui di fianco al suo padrone, un orecchio su, un orecchio giù entusiasta – che vedete felice di essere il cane di kafka è stato ignorato dalla storia, fino al punto che nessuno lo ricorda. non solo: nelle foto delle edizioni italiane, il suddetto Cane di Kafka viene addirittura tagliato. perciò noi lo chiameremo Tagli.

P.S. Grazie Angy per la segnalazione

Vita

Son soddisfazioni

Volevo solo condivedere con la Rete le soddisfazioni che un blog di questo calibro può raggiungere. Un visitatore si lamenta di essere stato censurato. Ecco il botta e risposta:

Secondo me sono capaci tutti di mandare avanti un blog riempiendolo di figure e video, oltretutto presi dal web senza nessuna rielaborazione personale.
Ma ormai è così, dopo la massificazione della tivù, ora la massificazione del web.
Avanti così

Necessaria una risposta:

Gentile Bafio,
qui è la redazione dell’Ideale. Anche se siamo in vacanza ti
rispondiamo. Lo facciamo con un ammonimento. La tua pretesa idea di
essere stato censurato è ovviamente falsa. Siamo consci che la tua
formazione da terzomondista, golpista, complottista, comunista (per di
più ormai esasperata dalle tue poco raccomandabili frequentazioni di
colombiani, probabilmente rivoluzionari narcotrafficanti), ti possa
avere spinto a pensare questo. In realtà hai solo lasciato il tuo
commento nella pagina dell’immagine e non in quella del post; è per
questo che non appare in prima pagina. Comunque il 9 di Agosto questa
redazione provvederà a caricare il tuo commento nella pagina che
desideravi.

Sperando in una tua placatura

Ti salutiamo

Lideale
(la redazione)

Egli non sazio:

Gentile redazione,

ringraziandovi per l’attenzione prestata nonostante il periodo di vacanze (forse per paura che il fatto assuma troppa risonanza? spero di no), prendo per buona la spiegazione fornitami e do fiducia a chi nella vostra redazione preme affinchè il mio post sia rimesso al suo legittimo posto.
Non posso comunque ignorare la serie di pregiudizi che circondano la mia immagine, frutto di un orientamento ideologico (e ben poco “ideale”) che al giorno d’oggi vede larga diffusione e che si fonda essenzialmente su una profonda voragine di ignoranza ma, ancora peggio, che vede nel conformismo la propria ragion d’essere.
Mi auguro che i suoi possibili e futuri figli possano ricevere un’educazione migliore, anche di poco, alla sua.
Ora mi sento placato,
Son soddisfazioni



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