Monthly Archive for July, 2010
Iniziativa di Repubblica.
Credo ci troviamo di fronte ad uno di quei rari casi in cui sentire 69 volte lo stesso messaggio (come ho fatto io) (si, è vero, ho molto tempo libero) sortisca l’effetto opposto a quello desiderato.
“Il ballo”
Tra delirio e seduzione.
Attraverso il ballo gli utenti della discoteca comunicano tra loro.
Questo linguaggio, così come in molti altri ambiti culturali, è degradato. Se infatti le rimpiante balere erano gremite di coppie erudite sui fondamenti, studiose, preparate, allenate; oggi il panorama si offre a noi in tutta la sua rivoluzionaria miseria. Per capirci: nel passato prossimo era considerato sconveniente o addirittura irrispettoso nei confronti della sacralità del rito esporsi pubblicamente in movenze poco armoniche. Oggi questo atteggiamento così frivolo sembra essere invece un motivo di vanto o di originalità.
Il ballo poi è traslato dall’essere un rito da eseguirsi con partner, possibilmente molto collaudato, ad una strana forma di danza satanica individuale. I giovani di oggi infatti, se non interessati alla riproduzione sessuale (in questo caso al contrario devono essere molto attenti alla cura della loro esteriorità), cercano in questa (ex)arte (troppo deturpata per considerarla tale) una sponda per il Divertimento. Spesso, è amaro il ricordo, per raggiungere il Divertimento c’è bisogno di musica stordente (volume delle casse oserei dire isolante) o addirittura di ricorrere all’uso di sostanze stupefacenti. (Sul concetto contemporaneo di Divertimento a breve un’altro Trattato; non è questa la sede opportuna)
Il linguaggio verbale solitamente non è consentito dal livello del volume. E se degli studiosi come noi potrebbero essere disturbati da questo assai fastidioso e limitante handicap, a sorpresa, nella maggior parte dei casi, è invece fattore che gode di ampio consenso. E’ diffuso infatti un’atteggiamento molto libertino. Ci si trova, all’interno della pista da ballo, in una zona franca dove è gradito il così detto “abbordaggio”. Il fenomeno, che trae origine dall’arte militare marinara, veramente molto diffuso, oserei definirlo Perno della disciplina, consiste sostanzilamente in una Avance al fine di creare un contatto tra gli utenti. Questa Avance, di solito motivata da un’attrazione sessuale, preceduta da una dose di alcool per eliminare eventuale inibizione, dettata puramente dalla fisicità, fà la bravura del ballerino/a. In pratica i due soggetti attraverso un ballo estemporaneo sregolato misureranno la loro compatibilità sessuale. Anche qui la scienza è in grosse difficoltà. Se infatti sarebbe legittimo aspettarsi che il migliore ballerino/a del genere, fosse il più desiderato/a tra i discotecari, cari colleghi, si cadrebbe evidentemente in errore. Non è raro infatti che i soggetti più desiderati non abbiano nessun tipo di confidenza con la musica di sottofondo. I criteri di attrazione reciproca si sono assai sottigliati con il tempo ed il criterio televisivo, è ormai nettamente dominante. Il/la più Figo/a (non temete, anche il concetto di Figo avrà apposita trattazione) della serata non è affatto detto che debba ricorre ai dettami della disciplina di danza. Anzi.
In conclusione si può affermare con certezza che la costrizione sociale provoca fra i giovani un forte desiderio di libertà. Questa esigenza viene confusa dalla maggior parte dei giovani con la possibilità, offerta dalle discoteche, di muovere braccia e gambe senza un minimo di criterio, all’interno di un quadrato luminoso e rumoroso, dove non valgono le normali regole di socialità. Aggiungiamo inoltre la repressione sessuale dei giovani, eeeeee………..
Vai con la musica!
Introduzione
Ho sentito l’esigenza di scrivere questo Trattato in quanto reputo che sia un argomento di formidabile interesse e che le mie ormai approfonditissime conoscenze specifiche in merito, siano meritevoli di condivisione.
Questo Trattato si vuole porre in primo luogo come punto di riferimento per gli studiosi della materia che ormai da troppo tempo brancolano nel buio in attesa di un testo di riferimento. Inoltre esso sara’ inevitabilmente bussola e guida immancabile nelle serate discotecare che verranno.
Ringrazio coloro che in tutti questi anni di studio ed attenta osservazione, mi sono stati vicini (mentre gli altri ballavano).
Per ovvii motivi il Trattato sara’ pubblicato su questo blog a capitoli.
Buona lettura!
Capitolo I
“Perche’ la discoteca”
Nascita e sviluppo di un fenomeno misterioso.
La discoteca apparentemente e storicamente e’ stato, ed e’, il luogo deputato all’ascolto collettivo della musica, abbinato nei secoli al ballo. Questo di per se’ non e’ falso, ma risulta assai evidente trattarsi di una copertura. In realta’, soprattutto con il susseguirsi delle generazioni, sempre più scaltre e disinibite, il vero motivo di aggregazione, l’unica spiegazione logica e razionale, e’ il banalissimo Sesso. Risulta evidente infatti che in una societa’ sempre meno propensa alla comunicazione personale/reale, con ovvie difficolta’ di relazione tra i sessi, sempre meno idonea agli incontri tra persone nuove, la discoteca si propone come panzer per abbattere muri di ignoranza, timidezza, inibizione, al contempo. Da qui il suo grande ed incontrastato successo.
E’ evidente che solo in questa ottica possa essere osservato il fenomeno al fine di comprenderne le mille sfaccettature altrimenti inspiegabili.
Sabato di Luglio. Ore 14. Sole a picco. Asfalto rovente. Vista confusa dal calore emanato dalla strada. Cicalio incessante. Presenza di O2 nell’aria surclassata dalla CO2. Cerchi refrigerio assieme a molti altri milioni di persone al mare, solo che c’e’ un maledetto chilometro tra te ed il benedetto mare.
Una scia infinita di automobili costeggia la linea bianca.
Parcheggio non ce n’e’. Lo sai. Magari sei disposto a pagare, vero? “Ho detto che parcheggio non ce n’e’.”
“Ma quel posto libero li’?”
“Riservato.”
Dice senza guardarti in faccia. D’un tratto un miraggio: uno spazio tra due macchine. Allora ti avvicini con la tua, ti affianchi, e dopo una complicata eleborazione di calcolo volumetrico, ti rendo conto che quella maledetta Smart occupa efficacemente tre posti.
“No, no, aspetta; torna indietro, forse tra quelle due macchine ci entriamo”
Anche con la forza del pensiero la macchina dimagrisce quanto basta per entrare di sbiego. A pochi centimetri un precipizio friabile. Poco importa. Ti ritrovi ovviamente nel punto più distante dal mare. Poco importa. Ti ripeti convinto che farai meno strada per tornare a casa.
Non c’e’ nessuno sul percorso, sono tutti a mollo. Aspetta, no, mi sono sbagliato. Una signora anziana magrolina, un po’ rachitica, sembra avviarsi verso una macchina. Merce rara. La signora e’ più abbronzata di un tronco d’albero. Ha un cappello di paglia in testa con la forma di quello di Calimero. Cammina piano. Piano piano. Step by step. Ad un tratto due squali o due avvoltoi, non so che predatori fossero. Fatto sta che, con la loro macchina grigia metallizzata, aria condizionata a bomba, vetri oscurati, a passo d’uomo seguono la signora. Lei quasi cammina più piano. Vanno assieme.
“Signora, la seguono!”
Si gira molto lentamente: “Si, lo so, ma io c’ho una 126! Siamo proprio alla frutta…”





