Monthly Archive for May, 2010
Quando mi metto qui davanti a questo piccolo schermo con la tastiera attaccata, sto sempre attento a non usare parolacce. Mentro scrivo, o meglio digito, mi vengono in mente. Però poi nella mia testa so già che le devo sostituire. Quindi dico: vabbè, si può dire in un altro modo, che volgare. Stronzate così.
Invece oggi ho capito questo. Se voglio essere felice, non devo accumulare queste frustrazioni della minchia.
Ora per pareggiare i conti con il passato, scriverò in grande la parolaccia “Cazzo”.
Cosa volete che io stia qui a descrivere la magnificenza di questa foto? Volete che stia qui a spiegare perchè in questa foto è racchiusa una generazione? Bhè non lo farò.
Perchè?
Perchè una foto può valere più di molte parole.
Quattro film.
Uno. La nostra vita.
Consigliato. Innanzitutto confermo la grande prestazione artistica di Elio Germano. La camera da presa lo ritrae ininterrottamente per tutto il film. Per tutto il film si percepisce l’emotività del personaggio. I suoi stati d’animo. La sua vita.
E’ un film che aiuta a capire tante cose della nostra società. Come viviamo. Come viviamo gli stranieri e come loro vivono noi. Toccante.
Due. Il Profeta.
Un bel film. Girato bene. Affronta il tema delle carceri. Della “Rieducazione”. Non solo. Anche di come nello Stato di bisogno facilmente ci si ghettizza. Ci si chiude in clan. E si fanno le guerre. Il Profeta capisce tutto ciò.
Il film porta una visione della vita molto cruda ma anche spirituale. Domina la legge della natura e dello scambio. Per caricarsi.
Tre. Fargo.
E chi lo ha detto che il crimine sia per forza qualcosa di male? Se ben indirizzato, può essere utile. Certo non è facile. Il film lo dimostra.
E’ sempre bello apprezzare, nei film dei fratelli Coen, come loro descrivano la vita dei loro personaggi sempre in progressione. Un lungo nastro trasportatore da dove non puoi scappare. Può succedere qualsiasi cosa. La morte più truce o più stupida, si combinano intimimamente con la fortuna e la speranza. Cabalistico.
Quattro. Burn after reading.
Io lo sconsiglio. Io ho capito il messaggio della vita così intrisa di praticità allo stesso tempo di incapacità umana, però nella trama ci deve essere un messaggio un pò più forte dell’Assurdo. Cast stellare. Forse per questo i personaggi sono tutti molto pompati, innaturali. Superfluo.
«Mi piace il lavoro, mi affascina. Potrei stare per ore seduto ad osservarlo.»
Jerome Klapka Jerome
Chi non lavora non mangia
Hyakujo, il maestro cinese di Zen, ancora all’età di ottant’anni conservava l’abitudine di lavorare coi suoi allievi, tenendo in ordine i giardini, sarchiando il terreno e potando gli alberi.
Ai suoi allievi dispiaceva che il vecchio maestro faticasse tanto, ma poiché sapevano che sarebbe stato inutile consigliargli di smettere, gli nascosero gli attrezzi.
Quel giorno il maestro non volle mangiare. Non mangiò nemmeno l’indomani e nemmeno il giorno seguente. «Forse è arrabbiato perché gli abbiamo nascosto gli attrezzi» immaginarono gli allievi. «Sarà meglio che li rimettiamo al loro posto».
Così fecero, e quel giorno stesso il maestro lavorò e mangiò come prima. La sera li istruì: «Chi non lavora non mangia».
Sono combattuto.



